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Osteoporosi

Il nostro scheletro ha la caratteristica di essere costituito da un tessuto dinamico, poiché sottoposto a un processo continuo di “rimodellamento” in cui si alterano e si bilanciano meccanismi di formazione e distruzione.

Quando la quota di riassorbimento osseo supera di gran lunga quella di formazione con conseguente deterioramento dell’architettura ossea e riduzione della massa minerale, si instaura l’osteoporosi.

La modificazione delle caratteristiche strutturali quantitative e qualitative del tessuto osseo che caratterizzano l’osteoporosi comporta una riduzione della resistenza meccanica dell’osso con conseguente aumento della sua fragilità. Ciò si traduce in un maggior rischio di fratture spontanee o a seguito di traumi di minima entità (cosiddette “fratture da fragilità”).

L’osteoporosi è una patologia sistemica che interessa tutto lo scheletro, ma colpisce maggiormente alcuni tipi di ossa, in particolare quelle più impegnate nel sostegno del corpo o più esposte alle conseguenze di traumi.

È difficile da riconoscere perché nella maggioranza dei casi e per lungo tempo rimane silente e asintomatica, manifestandosi improvvisamente con una frattura non giustificata da un trauma di significativa entità. Più raramente l’osteoporosi può dare dolore osseo (in genere alla schiena) ma spesso è sottovalutato o comunque non interpretato in modo corretto.

Le sedi maggiormente interessate dai processi fratturativi sono le vertebre, l’avambraccio, il femore e il bacino.
La frattura causata dall’osteoporosi determina un maggior rischio di nuove fratture per il cosiddetto “effetto domino”, complicanza temibile per gli effetti altamente invalidanti.

Si distinguono due forme di osteoporosi:

Osteoporosi primaria
Comprende la forma idiopatica (molto rara, colpisce bambini e giovani adulti) e quella involutiva, che è la forma di osteoporosi più diffusa. Quest’ultima, a sua volta, si distingue in:

  • Tipo I (osteoporosi post-menopausale): interessa tipicamente le donne, in genere entro vent’anni dalla menopausa ed è dovuta principalmente alla carenza estrogenica.
  • Tipo II (osteoporosi senile): colpisce entrambi i sessi ed è conseguente alle fisiologiche modificazioni che accompagnano l’invecchiamento.

    Osteoporosi secondaria
    È causata da malattie a carico di diversi organi/apparati o correlata a particolari condizioni che alternano i processi di rimodellamento osseo, determinando una riduzione della resistenza scheletrica.
    In questi casi sono fondamentali la diagnosi eziologica per l’identificazione della causa e l’impostazione di una terapia mirata.

    L’età avanzata espone “naturalmente” al rischio di osteoporosi in conseguenza dei fisiologici processi alla base dell’invecchiamento che portano a una riduzione della massa ossea e della resistenza scheletrica.

    Le donne sono a maggior rischio di osteoporosi rispetto agli uomini, perché

    • hanno in genere, per costituzione, minor massa ossea e quindi “partono in svantaggio”
    • vivono più a lungo e dunque perdono sostanza ossea per un maggior numero di anni
    • entrano in menopausa ed il brusco calo della produzione ormonale di estrogeni che accompagna questa fase della vita femminile determina l’alterazione del metabolismo osseo e dei processi di rimodellamento

    Noti fattori di rischio per l’osteoporosi sono:

    • familiarità positiva per osteoporosi;
    • menopausa precoce (prima dei 45 anni), spontanea o chirurgica;
    • uso cronico di farmaci (corticosteroidi, anticoagulanti, anticonvulsivanti, antiacidi);
    • abuso di lassativi;
    • vita sedentaria;
    • immobilizzazione prolungata;
    • eccesso di fumo, alcol e caffeina;
    • alimentazione scorretta (dieta carente di calcio, iperproteica, eccessivamente ricca di alimenti integrali).
    • Patologie che aumentano il rischio di osteoporosi sono:
    • malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn);
    • malattie da malassorbimento (celiachia);
    • malattie endocrine (ipertiroidismo, iperprolattinemia, morbo di Cushing);
    • malattie immuno-reumatiche;
    • malattie ematologiche e renali;
    • anoressia nervosa.

    Prevenzione primaria: corretti stili di vita

    L’osteoporosi è una malattia silenziosa, che per molto tempo rimane asintomatica fino al momento in cui si manifestano le sue conseguenze.

    È fondamentale, per preservare al meglio la struttura e la funzionalità scheletrica, porre in essere corrette abitudini di vita, a partire dall’alimentazione con un adeguato apporto di calcio e, se necessario, di vitamina D, il cui fabbisogno è particolarmente elevato in menopausa. Io ti consiglio:

    In tema di prevenzione primaria, sono principi altrettanto importanti: lo svolgimento di attività fisica regolare, poiché il movimento stimola la formazione di nuovo tessuto osseo; l’astensione dal fumo e il moderato consumo di alcolici, poiché entrambi riducono l’assorbimento di calcio.


    Prevenzione secondaria: diagnosi precoce

    Sono oggi disponibili esami strumentali accurati e non invasivi, che permettono di evidenziare il processo di demineralizzazione ossea già in fase iniziale. Una diagnosi precoce di osteoporosi consente di mettere in atto le misure necessarie per impedire il verificarsi di fratture da fragilità.

    Gli esami specifici per la diagnosi di osteoporosi sono:

    • Ultrasonografia Ossea: consente di misurare la massa ossea e di studiarne la microarchitettura attraverso l’impiego di ultrasuoni;
    • Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC): misura con precisione la massa e la densità ossea con l’impiego di raggi X;
    • Esami di laboratorio (analisi su sangue e/o urine): documentano eventuali alterazioni del processo di rimodellamento osseo attraverso specifici marcatori biochimici;
    • Morfometria: analizza le radiografie vertebrali permettendo di evidenziare eventuali fratture.

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